C’è una linea sottile, quasi invisibile, che unisce passato e presente sulle strade del Giro d’Italia. A volte riemerge con una forza sorprendente, come accade quest’anno con la tappa Praia a Mare–Potenza: un tracciato che non è solo geografia, ma memoria viva del ciclismo abruzzese.
Bisogna tornare al 23 maggio 1989 per coglierne fino in fondo il significato. Quel giorno, nella lunghissima Cosenza–Potenza – 275 chilometri ribattezzati “la maratona” – a imporsi fu Stefano Giuliani, oggi presidente del Trofeo Matteotti e allora protagonista di una delle pagine più belle di quel Giro. Una vittoria che non fu solo personale, ma parte di una storia più ampia, profondamente legata all’Abruzzo.

Perché Potenza, per i corridori abruzzesi, non è mai stata una città qualsiasi. È un traguardo simbolico, un punto d’incontro tra generazioni. Prima di Giuliani, infatti, erano stati Vito Taccone nel 1961 Palmiro Masciarelli nel 1981 a lasciare il segno sulle strade lucane. Tre epoche diverse, tre modi di interpretare il ciclismo, ma un unico filo conduttore: la capacità dell’Abruzzo di esprimere talento, carattere e resistenza.

È una “tripletta” che racconta più di quanto dicano i numeri. Racconta una terra che ha sempre avuto un rapporto speciale con la fatica e con la bicicletta. Racconta corridori capaci di emergere in contesti durissimi, su percorsi che mettono alla prova non solo le gambe, ma anche la testa.
Oggi, mentre il Giro torna a sfiorare quei luoghi e quelle suggestioni, è inevitabile che il pensiero corra al presente. Tra i protagonisti attuali, un nome su tutti accende l’immaginazione: Giulio Ciccone. Anche lui abruzzese, anche lui capace di imprese spettacolari, soprattutto quando la strada si impenna e la corsa si accende.
Chissà che proprio nel 2026 non possa essere lui a raccogliere quel testimone ideale. Sarebbe molto più di una coincidenza: sarebbe la continuazione naturale di una storia che, da oltre sessant’anni, lega l’Abruzzo a Potenza.
E allora quella tappa non sarà solo un giorno di gara. Sarà un ritorno, un ricordo che si rinnova, e forse – perché no – l’inizio di un nuovo capitolo.
